Velo pasticceria, nei nobili spazi del The First Dolce su Via del Corso a Roma, si è trasformata da salotto d’haute pâtisserie a raffinato palcoscenico pronto ad accogliere le selezioni del Centro Italia di Emergente Pastry 2022, la gara tra i giovani futuri astri della pasticceria italiana. Passano il turno 3 ragazzi. Scopriamo chi sono, e quali saranno le prossime tappe del Concorso tra giovani talenti.
Dense le atmosfere e cariche di energia quelle che riescono a creare Lorenza Vitali e Luigi Cremona, ideatori e curatori del Premio Nazionale tra giovani talenti di Cucina, Pizza, Sala e Ricevimento. Ben oltre la gara e le competizioni tra i futuri astri, emergono sempre occasioni vibranti, preziosi momenti per ritrovarsi in bellissimi luoghi per confrontarsi, imparare e guardare avanti con fiducia al futuro, in questo caso quello della pasticceria italiana.
Così ieri, Velo Pasticceria, il regale Salotto del Dolce, situato al primo piano di un palazzetto ottocentesco della centralissima via del Corso firmato dall’architetto Giuseppe Valadier, si è trasformato nel palcoscenico ideale per scoprire lo stato dell’arte del mondo della pasticceria del nostro Paese ospitando le selezioni Centro-Sud dell’edizione 2022 di Emergente Pastry.
La Pasticceria Professionale
La pasticceria professionale da ristorante e d’albergo sta vivendo una nuova stagione decisamente felice. E’ così che Luigi Cremona e Witaly, alla costante ricerca di nuovi talenti nel settore dell’Ho.re.ca., da alcuni anni hanno voluto dare un palco all’arte della pasticceria per valorizzare un comparto che, nel contesto di un ristorante gastronomico o un albergo di lusso, rappresenta motivo d’orgoglio crescente, segno distintivo della qualità complessiva della struttura, attrattore dell’attenzione mediatica, oggetto di spettacolarizzazione e vanto estetico.
I giovani professionisti realizzano talvolta dei veri o propri capolavori e per questo sono sempre più ricercati dalle strutture di alto profilo. Un filo conduttore, quello legato ai giovani talenti, che lega Emergente Pastry e Velo Pasticceria grazie ad Andrea Cingottini, Resident Pastry Chef del salotto romano, che da alcuni mesi affronta questa stimolante sfida professionale.
“La pasticceria richiede una specializzazione non facile perché – ben più che nella cucina – è indispensabile un estremo rigore professionale, una preparazione metodica, una precisione millimetrica. Tra le altre cose è un settore nel quale sovente le donne riescono ad emergere e spesso si distinguono per la loro determinazione e creatività. Tutte queste considerazioni ci hanno indotto ad ideare Emergente Pastry, a completamento della serie “Emergente”, format di gare che da tempo realizziamo con successo” dichiara Luigi Cremona.
La prima edizione di Emergente Pastry si svolse al Sigep, era il gennaio del 2019. Dopo l’interruzione per la pandemia, periodo in cui è stata tenuta viva l’attenzione sul tema ideando alcuni contest online, la seconda edizione in presenza si è svolta lo scorso novembre 2021 presso l’Irca Academy di Gallarate, appuntamento che ha visto il trionfo di un’altra giovane donna: Debora Vella già Dolce Locanda Perbellini Verona e da poco head pastrychef alla Madonnina del Pescatore**.
Eventi & Protagonisti Futuri
Due i “Dolci Eventi”: Emergente Pastry Centro-Sud a Roma, e la competizione relativa al Nord a novembre all’Irca Academy di Gallarate, sede tecnicamente ineccepibile. I candidati, come d’abitudine, saranno tutti giovani professionisti che dovranno realizzare i loro elaborati di pasticceria di fronte ad una giuria di noti Maestri pasticceri e giornalisti di settore.
I concorrenti di ieri sono stati: Mariasole Martella dell’Imàgo Restaurant* presso Hotel Hassler di Roma; Fabio Capasso del Don Alfonso* presso San Barbato Resort Spa & Golf L a Lavello (PZ), Giacomo Bresciani del Giglio di Lucca; Lorenzo Pisapia di Officina dei Sapori a Gubbio (PG); Marco Nuzzo di Casamatta* Restaurant presso Vinilia Wine&Resort a Manduria (TA); Raffaele Angotti del Ristorante Abbruzzino* a Cava – Cuculera Nobile (CZ); Federico Marrone del ristorante Da Lincosta a L’Aquila; Erika Belen Torres Quinapanta di Giulia Restaurant a Roma; Ester Sportelli del Biafora Resort & Spa a San Giovanni in Fiore (CS).
Raffaele Angotti
Giacomo Bresciani
Federico Marrone
Il dolce di Mariasole Martella
I Vincitori del Centro-Sud
Si sono sfidati colpi di zucchero, burro e fantasia. Ognuno di loro ha presentato un dolce da forno ispirato alla tradizione regionale e un Dessert Moderno al Piatto. Hanno passato il turno i 3 ragazzi – Raffaele Angotti del Ristorante “Abbruzzino* “a Cava – Cuculera Nobile (CZ) con PITTA ‘NCHIUSA – DESSERT MODERNO AL PIATTO: LATTE DI CAPRA, GRANO, POLLINE E MAGGIORANA; Giacomo Bresciani del Ristorante “Giglio” di Lucca con BUCCELLATO – DESSERT MODERNO AL PIATTO: IL NOCCIOLA Pralinato, crema diplomatica & croccante alla Nocciola; e Federico Marrone del Ristorante “Da Lincosta” a L’Aquila con PARROZZO ABRUZZESE- DOLCE MODERNO AL PIATTO: FRAMBOISES Croccante salato, lampone e basilico.
Sono questi i talenti del Centro-Sud 1 che potranno accedere alla Finale dell’edizione 2022 di Emergente Pastry che si svolgerà all’inizio del 2023. Chissà cosa accadrà nella prossima tappa, l’unica certezza è che ne vedremo delle Buone!
Da maggio a ottobre 2022 sarà tempo di esperienze, di viaggi e di gusto nei “Borghi più belli d’Italia”. Un evento itinerante per vivere il vino come gradita occasione per viaggiare e conoscere 900 etichette, 300 cantine e 10 luoghi dell’Italia più bella. Si chiama “Borgo diVino in Tour” e fa rima con “turismo enosostenibile”.
Dopo il successo del 2021, ritorna in grande stile “Borgo diVino in Tour”, l’evento itinerante promosso dall’Associazione “I Borghi più belli d’Italia” e organizzato da Valica (prima tourist marketing company italiana, in collaborazione con il Consorzio Ecce Italia) che unisce alcuni dei migliori vini nazionali ai Borghi più belli d’Italia per far vivere dei weekend all’insegna del buon bere e della bellezza territoriale.
L’ obiettivo di Borgo diVino in Tour è quello di consolidarsi come strumento capace di contribuire a incentivare l’indotto economico dei territori ospitanti, promuovendo tanto l’offerta turistica locale quanto il patrimonio produttivo dei Borghi più belli d’Italia nei quali le produzioni vitivinicole occupano un posto di primo piano: etichette di rilevanza nazionale e internazionale, grandi e piccole produzioni, talvolta vere e proprie perle enologiche che traducono il lavoro, la filosofia e la passione dei tanti “artigiani del vino”.
Come si svolge Borgo diVino?
Borgo diVino in Tour è un evento “diffuso” in cui il pubblico ha la possibilità di conoscere vini di qualità e degustarli all’interno di contesti di particolare suggestione, valorizzati e fruibili nel complesso della loro offerta turistica.
Per la stagione 2022 sono state previste dieci tappe in dieci Borghi e Regioni d’Italia dove turismo ed enogastronomia si sposano per regalare esperienze memorabili di viaggio e di gusto.
Un calendario che, da maggio a ottobre, allieterà i visitatori con degustazioni, esperienze gastronomiche, percorsi formativi e ospiti d’onore tra i nomi di punta del Food&Wine come Federico Quaranta, Simona Geri, Tommaso Caporale e tanti altri.
In degustazione ci saranno circa 900 etichette provenienti da tutto il territorio nazionale ed oltre 300 cantine. Saranno presenti vini bianchi, rossi, rosati, bollicine e vini di tendenza come i rifermentati.
Punto di forza di ogni tappa sarà il coinvolgimento dei principali attori del territorio (associazioni, consorzi di tutela, esercizi ristorativi, strutture ricettive, ecc.), essenziali per rispondere al meglio alla domanda di turisti e visitatori interessati a vivere il luogo come esperienza.
San Giorgio in Valpolicella – Veneto, 6-8 maggio 2022
Quali sono le Tappe 2022?
Dopo il successo dell’edizione 2021 che, con oltre 50mila visitatori, ha visto come protagoniste 5 tappe tra Puglia, Sicilia, Marche, Emilia Romagna e Lazio) l’appuntamento quest’anno raddoppia e torna in 10 tappe in altrettante Regioni da Nord a Sud: Veneto, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Marche, Lazio, Abruzzo, Umbria, Campania e Puglia.
La tappa inaugurale di Borgo DiVino in Tour, dal 6 all’8 maggio, sarà a San Giorgio di Valpolicella, a pochi km da Verona. A seguire, il Tour attraverserà alcuni degli scorci più suggestivi d’Italia: dai panorami incantevoli delle Langhe, precisamente a Neive in Piemonte (20-21-22 maggio), per approdare a Città Sant’Angelo in Abruzzo (3-4-5 Giugno), Brisighella in Emilia Romagna (17-18-19 Giugno), Cisternino in Puglia (1-2-3 Luglio), a Borgo Santa Caterina Presso l’Accademia “Carrara”di Bergamo (8-9-10 luglio), Grottammare nelle Marche (22-23-24 Luglio), Vietri sul Mare in Campania e il suo Borgo di Albori (2-3-4 Settembre), fino ad arrivare a Nemi (9-10-11 Settembre), borgo laziale che, pur non rientrando tra i Borghi più belli d’Italia, rappresenta la tappa storica dov’è nato il format di Borgo diVino che ha ospitato le prime 6 edizioni dell’iniziativa. Sarà Spello (7-8-9 ottobre), nel cuore dell’Umbria, a pochi passi da Perugia, ad ospitare la tappa conclusiva del tour.
Turismo ed enogastronomia: un binomio perfetto
All’interno del Borgo ospitante verrà tracciato un percorso di degustazione che toccherà i luoghi di maggiore interesse turistico con stand dedicati alle cantine e un originale percorso formativo sul mondo del vino, raccontato in circa 20 pannelli espositivi.
Ogni evento proporrà ulteriori contenuti ad hoc correlati alla località ospitante (es.: promozione di prodotti tipici, gastronomia tipica e artigianato tradizionale, visite guidate, mostre, spettacoli ed eventi a cura di realtà o associazioni locali, ecc.).
Un appuntamento aperto a tutti: intenditori ma anche semplici appassionati, wine lovers e turisti di passaggio che potranno apprezzare alcuni tra i sapori del territorio nelle incantevoli cornici dei Borghi più belli d’Italia.
Spello – Umbria, 7-9 Ottobre 2022
Vietri sul Mare – Campania, 2-4 Settembre 2022
Come funziona Borgo diVino?
Per degustare i vini, i visitatori potranno acquistare il voucher (al costo di €15) che dà diritto a 8 degustazioni a scelta tra quelle presenti nell’area espositiva. È possibile acquistarli online sul sito www.borgodivino.it o direttamente in loco.
Borgo diVino– dichiara Fiorello Primi, Presidente de “I Borghi più belli d’Italia –è una delle manifestazioni nazionali più importanti che l’Associazione, grazie all’apporto organizzativo di Valica, promuove per rilanciare il turismo enogastronomico, settore importante per la ripresa post covid. Le produzioni agricole, quella del vino soprattutto, rappresentano un elemento fondamentale per la tutela del paesaggio e dell’ambiente e per garantire un futuro alle comunità che vivono nei Borghi. La valorizzazione e la promozione delle produzioni agricole è parte integrante della missione dell’Associazione, che si prefigge lo scopo di mantenere e valorizzare il grande patrimonio di tradizioni, cultura e arte di cui le comunità borghigiane e dei territori circostanti sono gelose custodi.
Borgo diVino è un evento nazionale Itinerante capace di fondere al meglio il turismo con l’esperienza enogastronomica, di far incontrare produttori e appassionati in contesti favolosi e unici come i Borghi Più belli d’Italia. L’obiettivo del tour – conclude Luca Cotichini, di Valica – è la promozione turistica ed enogastronomica. Nel 2022 raddoppiamo le tappe e tocchiamo altre 5 regioni.Nel 2023 punteremo a coprire tutto il territorio Nazionale. Con Borgo di Vino, Valica, crea un altro format capace di far vivere esperienze autenticheal nostro ampio pubblico che ci segue sui vari siti.
Promotori
L’Associazione “I Borghi più belli d’Italia” è nata nel 2001, in seno alla Consulta del Turismo dell’A.N.C.I. (l’associazione nazionale dei Comuni italiani), dall’esigenza di valorizzare il grande patrimonio di storia, arte, cultura, ambiente e tradizioni presente nei piccoli centri italiani che sono, per la grande parte, emarginati dai flussi del turismo di massa. Ne fanno parte 334 comuni, espressione dell’Italia più vera e autentica in quanto custodi di atmosfere, profumi e sapori capaci di elevare “la tipicità” a un modello di vita da “gustare” con tutti i sensi.
Organizzatori
Valica è la prima società in Italia per “suggerimenti” turistici ed enogastronomici. Un vero Travel & Food data developer, con oltre 40 siti (proprietari o in concessione: da Paesionline.it a Turistipercaso.it a Ricette della nonna…) che compongono il network: 10 milioni di utenti unici, 25 milioni di pagine viste ogni mese, 4 milioni di follower sui social e 4,5 milioni di contatti diretti. Da 15 anni Valica è in continua espansione, in termini di business e di relazioni e si propone come “tourist market company” leader del mercato italiano.
Ecce Italia nasce nel 2013 come Rete delle aziende operanti nel circuito dei Borghi più belli d’Italia per valorizzare il patrimonio produttivo ed enogastronomico di questi territori.
Opera con il marchio I Borghi più belli d’Italia per la creazione di nuove opportunità commerciali e di visibilità a favore di piccole e medie aziende dei Borghi – le cui produzioni sono sinonimo di qualità, tradizione, sostenibilità ambientale e cultura dei territori – e in ambito enogastronomico per la promozione delle cucine tipiche dei Borghi.
Per informazioni e acquisto voucher, è possibile consultare il sito ufficiale https://www.borgodivino.it/
Molti sono i tipi di carciofi che arrivano sui banchi dei nostri mercati, provenienti da Puglia, Sicilia, Sardegna, Campania e Lazio; fondamentalmente possiamo dividerli in due varietà:
Autunnale: la produzione si concentra in ottobre-novembre e continua in primavera fino a maggio (la specie viene detta infatti anche rifiorente). E’ caratterizzata da un capolino medio-piccolo, e spesso dalla presenza di spine (spinoso sardo, di Liguria e di Palermo).
Primaverile: la produzione si concentra da febbraio-marzo fino a maggio-giugno, ed avviene nelle aree costiere centro settentrionali. Questi carciofi, fra cui troviamo anche la famosa “mammola” romanesca, sono caratterizzate da un capolino sferico, molto sviluppato, e non presentano spine.
Indipendentemente dalla stagione e dalla provenienza, è sempre molto importante acquistare carciofi freschi, in perfetto stato di conservazione:
Scegliete quelli con la punta ancora ben chiusa (in quelli vecchi quest’ultima tende ad aprirsi).
Assicuratevi che le foglie esterne siano di un bel verde scuro, e non presentino macchie o ammaccature.
Ricordatevi che i gambi devono essere sodi.
Stringete i carciofi fra i polpastrelli: se oppongono resistenza sono freschi.
Prima di essere cucinati in qualunque maniera, ricordatevi che i carciofi vanno ben puliti, possibilmente munendosi di guanti, in quanto tendono a macchiare le mani:
Eliminate la punta.
Togliete le brattee esterne più dure.
Tagliate i gambi e conservateli, eliminando l’utlimo terzo e la parte più esterna.
Eliminate,ove presente, la peluria interna.
Ricordatevi che le sostanze contenute nei carciofi a contatto con l’aria si ossidano, rendendoli scuri: potrete ovviare al problema immergendoli in una bacinella contenente acqua e limone una volta puliti.
Ora che avete imparato a pulirili, siete pronti a mettervi ai fornelli?
Carciofi: come cuocerli?
I carciofi possono essere preparati in decine di modi diversi, oltre che lasciati crudi, tagliati finemente e fatti in salata, condendoli con olio e limone. Oggi vi proponiamo 3 ricette che piacciono davvero a tutti!
1) Carciofi alla Giudia
Mondate i carciofi ed immergeteli interi in acqua e limone.
Dopo circa 10 minuti sgocciolateli e batteteli fra loro per allargare le foglie.
Tuffateli, con il gambo verso l’alto, in una pentola dai bordi alti piena di olio evo, a fuoco moderato.
Dopo circa 15 minuti, scolateli e lasciateli capovolti su della carta assorbente.
Girateli e schiacciateli con la forchetta, in modo che le foglie si ditribuiscano “a rosellina”.
Salate, pepate, spruzzateli con un po’ di acqua fresca e rituffateli nell’olio bollente per circa 1 minuto.
Una volta ben scolati i vostri carciofi saranno pronti!
2) Carciofi alla Romana
Pulite i carciofi, allargateli leggermentee e togliete l’eventuale peluria al centro.
Metteteli in acqua e limone.
Tritate con il coltello alcune foglie di menta ed uno spicchio d’aglio sbucciato.
Aggiungete sale, pepe e mescolate bene il tutto.
Farcitevi i carciofi dopo averli ben scolati ed averli massaggiati con sale e pepe.
Metteteli capovolti in un tegame, cui aggiungerete olio un po’ di olio Evo ed acqua, fino a coprirli fino all’inizio del gambo.
Coprite con un coperchio e lasciate cuocere circa mezz’ora a fuoco basso.
Quando l’acqua si sarà consumata, i carciofi saranno divenuti teneri e pronti da servire in tavola.
3) Carciofi in pastella
Versate in una ciotola circa 6 cucchiai di farina.
Aggiungetevi acqua frizzante o birra, fino a formare una pastella cremosa.
Lasciate riposare una mezz’oretta.
Pulite bene i carciofi, tagliate ognuno in 8 spicchi ed immergete questi ultimi in acqua e limone.
Scolateli e, dopo averli asciugati bene, immergeteli nella pastella.
Versateli in abbondante olio bollente e fateli dorare da entrambi i lati.
Scolateli, metteteli su carta assorbente e serviteli quanto prima.
Ricerca, Esperienze, Tecnica, Sapore e Materie Prime: la valorizzazione del territorio Agro Pontino che approda sulla tavola attraverso l’Alta Cucina è stato il tema della cena-evento a otto mani e quattro menti da Chef, che si sono fatti portavoce di questo multiforme tratto di costa italiana, e sono: Gino Pesce (AcquaPazza di Ponza – 1 stella Michelin), Simone Nardoni (Essenza di Terracina – 1 stella Michelin), Fabio Verrelli D’Amico (MateriaPrima di Pontinia -1 stella Michelin) e Giovanni D’Ecclesiis (Il Vistamare di Latina, il ristorante overview dell’ Hotel Fogliano New Life che ha ospitato l’evento). Ma cosa significa “valorizzare un territorio” e perché è così importante? Scopriamolo insieme.
La valorizzazione del patrimonio enogastronomico di un dato territorio costituisce il principale punto di appeal, una porta d’ingresso privilegiata per chi è affamato di conoscenza.
Il cibo, e l’enogastronomia più in generale, rientra infatti nella “top five” delle motivazioni che rendono attrattiva una meta. E’ per questa via di consapevolezza che la cucina dei luoghi diventa fondamentale e, oltre a essere una piacevole attività di appagamento sensoriale e psicofisico, si trasforma in un piacevolissimo strumento di scoperta e conoscenza, interessante stimolo sia per chi crea, sia per chi assapora.
Nella prospettiva di un turismo moderno, sempre alla ricerca di continue emozioni, la domanda di tipicità locali si trasforma quindi volentieri in un’offerta di esperienze di livello, valorizzando e interpretando il patrimonio gastronomico dell’ agro pontino attraverso il pensiero dell’alta cucina. E’ stato questo il tema della cena che ha preso il nome di “Eccellenze Pontine” e che si è svolta lo scorso 7 aprile 2022 presso “Il Vistamare”, il ristorante overview dell’ Hotel Fogliano New Life di Latina da dove il mare, con il suo andamento ipnotico, è il primo protagonista e domina la scena intera con il suo blu.
Il Vistamare
Le ricette tradizionali, le loro preparazioni, le materie prime tipiche, l’arte, la ricerca e la tecnica innovata, diventano punto di unione tra l’autenticità di un territorio e punto d’interesse per chi è sempre più desideroso di proposte autentiche, incuriosito dai twist sulla tradizione, coinvolto da occasioni partecipative strettamente collegate alle specificità del territorio che lo ospita.
Otto mani per elevare a potenza le Eccellenze Pontine di Acque e di Terre. La sfida quotidiana degli Chef Gino Pesce, Simone Nardoni, Fabio Verrelli D’Amico e Giovanni D’Ecclesiis, consiste proprio nel trasformare la tavola in ricerca, le ricchezze agricole in proposte sensoriali, i giacimenti marini e bacini d’acqua dolce in storie da mangiare, che hanno ancora tanto da raccontare.
Gino Pesce, Chef del ristorante Acqua Pazza di Ponza (1 stella Michelin), con “Dentice marinato, alghe e ricci” ha quindi portato il suo mare isolano in un gioco di iodio e salmastro, che creano ritmo sulle selvagge carni del dentice attraverso le essenze delle sapidità marine di acqua e scoglio della sua bella roccia di mare:
Gino Pesce
Partiamo dal concetto di cucina perché “Acqua Pazza” parte da un concetto di cucina semplice, mediterranea, elaborata su una materia prima eccezionale.
Ho scelto il dentice perchè uno dei pesci più rappresentativi e selvaggi, che ben rappresentano i nostri mari; un pesce predatore con una grandissima carne. In questo caso, pulito e sfilettato, con la sua pelle fa una marinatura di 16 minuti sotto sale con timo e scorza di limone. Poi viene semplicemente sciacquato, asciugato, e tagliato a carpaccio, poi condito con olio, pochissimo, sale, alghe e ricci di mare per restituire tutto il sapore della mia Ponza.
Simone Nardoni
Simone Nardoni, Chef del ristorante Essenza di Terracina (1 stella Michelin), ha invece farcito i suoi tortelloni con un morbido di patata affumicata, sposandoli con degli sconcigli alla bourguignonne e spuma di ostriche del Lago di Paola. Consistenze, suggestioni iodate e note fumè orchestrate su insolite materie prime del luogo e twist di tecniche francesi, e lo racconta così:
Per me valorizzare il territorio vuol dire impegnarmi nel selezionare alcune produzioni di piccoli agricoltori o artigiani e mettere in risalto le caratteristiche dei loro prodotti tramite i nostri piatti o preparazioni, sempre e se troviamo punti in comune sul’ etica con la quale svolgono il proprio lavoro.
Ho scelto questi ingredienti perché sono nato e cresciuto in campagna, a Pontinia e quindi conservo un attaccamento a quelli che sono i processi della vita agricola (cicli di produzioni, attese, gesti e usi ). Poi l’arrivo a Terracina e l’approccio a tutto ciò che offre il mare, inclusa la valorizzazione del pescato di queste zone che ritengo sia di una qualità straordinaria e necessità del giusto approccio; per questo mi è piaciuto inglobare passato e presente del nostro vissuto in provincia.
Fabio Verrelli D’Amico
Fabio Verrelli D’Amico, Chef di Materiaprima Osteria Contemporanea di Pontinia (1 stella Michelin) con “Anguilla alla brace, pecora cruda e misticanza di lago”, ha invece estremizzato sapori e scelte, attingendo alla laguna e al gregge, creando un insolito, quanto riuscito, legame issato sulla personalità dell’Anguilla alla brace e su quella della Pecora cruda unite, idealmente e attivamente dalle erbe amare, e che diventano l’una la spalla dell’altra. Un piatto che è frutto di osservazione, ricerca e ragionamento applicato.
Il desiderio è stato di rappresentare elementi e tradizione del nostro territorio della nostra palude. Abbiamo ragionato su ciò che rappresentavano per noi gli spazi che abitiamo. Il lago di Fogliano è da sempre un bacino, esiste una buona produzione di anguilla locale, un pesce molto grasso che lega la sua cottura alla brace che riporta il sapore di carne.
Ragionando sugli ambiente e sui loghi, osserviamo questa dimensione che si compenetra con quella agricola pastorale: qui le pecore che si nutrono delle erbe salmastre. Da lì nasce l’idea di unire la succosità della pecora all’anguilla maturata nel grasso di pecora, per acquisire più struttura. Abbiamo poi lavorato sulla frollatura della carni e ne abbiamo tirato fuori un piatto in cui pecora e anguilla sono entrambe protagoniste unite da una salsa fatta con i fondi di entrambe, aggiungendo le erbe amare e la misticanza selvatica, che le nutrono e le uniscono.
Giovanni D’Ecclesiis
Gianluca e Roberta Boldreghini
Giovanni D’Ecclesiis, Resident chef de il Vistamare, che unisce sapore, tecnica e leggerezza nei suoi piatti, ha aperto la cena con “Pesce San Pietro, limone Trombolotto di Sermoneta, carciofi di Sezze e prosciutto di Bassiano” e chiuso le danze di una serata che ha lasciato una profonda impronta con un dolce dedicato alla Fragola Favetta e Moscato di Terracina, dolci e briose icone di questo litorale.
La cena, in abbinamento ai vini di Marco Carpineti, è stata un omaggio al territorio nel suo insieme, dal Parco Nazionale del Circeo fino a Ponza, perla dell’arcipelago pontino, inclusi laghi, luoghi, campi, boschi e paludi. L’Hotel Fogliano e il suo ristorante Il Vistamare, di proprietà di Gianluca e Roberta Boldreghini, attraverso una politica di comunicazione della ricchezza e dell’ unicità di questo multisfaccettato tratto di litorale italiano, sono veri e propri anfitrioni che, con grande entusiasmo e passione inclusiva, sostengono e alimentano attivamente il movimento di rinnovamento culturale e di fruizione del generoso territorio agro pontino. Ad Maiora Semper.
Quando si parla di Pizza le declinazioni sono davvero infinite perchè il cibo più famoso al mondo, orgoglio della gastronomia italiana e patrimonio immateriale dell’umanità secondo l’Unesco, è un prodotto contemporaneo, antico e moderno, in costante evoluzione, sempre tesa (o stesa) ad intrepretare nuovi gusti, ricerca e nuove abitudini.
In questa ottica evolutiva, Molino Dallagiovanna ha lanciato un avvincente contest per individuare il professionista che si aggiudicherà il titolo di “Dallagiovanna Pizza Ambassador” rappresentando la pizza in Italia e nel Mondo per l’anno 2023, affiancando l’azienda a fiere ed eventi. Un’occasione Unica che segnerà la carriera del vincitore in un Bit!
Sono ben centottanta i pizzaioli d’Italia che si stanno contendendo il titolo di “DallagiovannaPizza Ambassador 2023”, per diventare il volto ufficiale del Molino per rappresentare il settore pizza in Italia e nel mondo attraverso un’avvincente gara che Molino Dallagiovanna ha ideato per i pizzaioli professionisti con la collaborazione come media partner del Gambero Rosso, primo gruppo editoriale multimediale enogastronomico in Italia e Forni Moretti, azienda leader per le tecnologie di cottura dei prodotti lievitati.
Che sia Margherita o un Futuro di Marinara, bassa e croccante o morbida con il cornicione gonfio, pensata con condimenti ricercati, tradizionali o creativa, con farine senza glutine o con germe di grano, in Teglia, in Pala, al Metro o nel Padellino, quando si parla di pizza le declinazioni sono davvero infinite perchè la pizza, cibo più famoso al mondo, orgoglio della gastronomia italiana e patrimonio immateriale dell’umanità secondo l’Unesco è un prodotto in costante evoluzione, sempre tesa (o stesa) ad intrepretare nuovi gusti, ricerca e nuove abitudini.
Proprio in questa ottica evolutiva, e per individuare un nuovo modo di vivere la pizza, Molino Dallagiovanna lancia una sfida a suon di farine, impasti, condimenti, pale e palini. Vediamo qual è stata fino ad adesso il suo percorso.
Come Funziona PIZZA BIT?
La fase 1 relativa alle iscrizioni, dal 1 Settembre 2021 al 30 Novembre 2021 è terminata, ed ora siamo nella “Fase 2”
Le Gare Regionali
I 180 professionisti selezionati dalla “fase 1, di iscrizione” sono stati chiamati a realizzare, portando il proprio impasto e senza “vincoli di farina” una “pizza tonda classica” in una delle 9 tappe presso una delle sedi indicate. Un’attenta giuria, composta da tecnici e giornalisti del settore, giudicherà la pizza realizzata in base a diversi parametri.
Si è partiti a febbraio con le 9Gare Regionali (3 al Nord, 3 al Centro e 3 al Sud), alle quali partecipano 20 pizzaioli per tappa.
Le Semi-finali
Da 180 solo 27 professionisti accederanno alla “Fase 3, le semi-finali” che si svolgeranno a Giugno-Luglio 2022.
Le 3 tappe da 9 partecipanti l’una, avverranno nelle più belle spiagge italiane.
La gara continuerà a giugno e luglio con le 3 semifinali in programma sulle spiagge di Calabria, Abruzzo ed Emilia Romagna.
Anche qui la pizza verrà realizzata e valutato, ma stavolta sia da una giuria di tecnici e giornalisti sia da una giuria popolare, al fine di decretare i 3 pizzaioli che passeranno il turno alla fase finale.
La finale
A Settembre 2022, presso il Molino Dallagiovanna, i 9 finalisti avranno 20 minuti per realizzare il piatto da presentare alla giuria. Solo il Migliore, ovvero un connubio di Pizza & Pizzaiolo, capacità tecniche, creative e comunicative, diventerà il “Dallagiovanna Pizza Ambassador“, pronto a girare il mondo.
L'avvincente finalissima è prevista per il 10 settembre in occasione delle celebrazioni per i 190 anni dell’azienda.
L’ultima Selezione Regionale
Lo scorso lunedì 11 aprile si è svolta nelle Marche, presso l’Accademia della CotturaMorettiLAB / Moretti LAB Learn & Bake – di Mondolfo (PU), la sesta e ultima tappa della lunga maratona di Pizza Bit Competition.
Andrea Ciarloni
Battuta
Nella tappa marchigiana a conquistare i palati della qualificata giuria composta da esperti del settore, blogger e giornalisti sono stati:
Matteo Vitali della pizzeria “Il Cortile in centro” di Rimini (RN) con la pizza “Pavonia”;
Andrea Ciarloni de “La Bottega di Via Cimarelli” di Ancona (AN) con la pizza “Battuta”;
Alessandro Di Gennaro della pizzeria “L’Antico Portone” di Teramo (TE) con la pizza “L’Alba Adriatica”.
Alessandro Di Gennaro
L’Alba Adriatica
In base al regolamento di Pizza Bit Competition, i candidati in gara sono stati valutati secondo i seguenti criteri: ricetta dell’impasto (conoscenza base delle tecniche di impasto, metodo di esecuzione, creatività), presentazione del piatto finale (impiattamento, armonicità, creatività), assaggio (masticabilità, armonicità dei sapori e degli abbinamenti, cottura), professionalità del candidato (abbigliamento e presenza, capacità comunicative, gestione e pulizia della postazione di lavoro).
Matteo Vitali
Pavonia
Partner tecnico dell’intera competizione è Moretti Forni, azienda leader per le tecnologie di cottura dei prodotti lievitati, che ha ospitato la gara delle Marche. In occasione delle semifinali e della finale Molino Dallagiovanna si avvarrà della collaborazione di Cast Alimenti, la Scuola di cucina di cui è partner da molti anni a sostegno della formazione e dell’eccellenza delle professioni. Per maggiori informazioni: https://www.dallagiovanna.it/pizza-bit-competition.
A pari del Panettone, la Colomba è la dolce regina della Pasqua, immancabile sulle tavole degli italiani nei giorni di festa. Diventata Nuovo Banco di Prova di Abili Chef e acclamati Pastry Chef, tra i due lievitati pare non vi sia nessuna distinzione sostanziale, se non la forma, che rimanda al simbolo di Pace dai tempi di Noè in poi.
Ad ogni Pasqua, oltre la tradizionale, nuovi abbinamenti e sapori, perfetti per giustificare qualche strappo calorico in più in nome della Creatività di Abili Chef e acclamati PastryChef.
Entrambi i lievitati sono di origine lombarda, ma mentre il Panettone nasce nel ‘600 come dolce di Natale e si diffonde più tardi nel resto dell’Italia conquistando il nome con il quale oggi è noto nel mondo; la colomba arriva qualche decennio più tardi arricchita di glasse, mandorle e granelle.
Condividono gli stessi ingredienti di preparazione dell’impasto di partenza: farina, zucchero, uova, burro e lievito naturale; poi lunghe lievitazioni, fasi, impasti e ingredienti caratterizzanti: per tradizione, il panettone vuole uvetta e frutta candita, mentre nella colomba trionfano i canditi di arancia.
E’ qui che entra in gioco la creatività dello chef che da una parte cura lievitazione e alveoli, dall’altra inventa golosi abbinamenti pensati ad hoc per ogni Pasqua, perfetti per giustificare qualche strappo calorico in più.
Colomba Sal de Riso
A lievitazione naturale, la colomba classica viene farcita con bucce di arancia candite e, infine, una glassa preparata con zucchero, albumi, mandorle e nocciole. In aggiunta alla colomba classica (da 38€ al kg), potete scegliere tra diverse varianti all’amarena, limoncello, tre cioccolati, tiramisù, e per i veri chocolate addicted c’è quella farcita con gocce di cioccolato e CremDerì, la crema spalmabile a base di nocciole e cioccolato al latte in un’elegante confezione blu e verde, ispirata ai colori della Costiera.
Francesco Guida
Figlio d’Arte, Francesco Guida entra di diritto tra i senior del settore, perchè dal padre, Peppe Guida, Chef di Osteria Nonna Rosa, 1 Stella Michelin, ha ereditato tutta la passione per i sapori buoni, autentici, approfondendo tecniche alla ricerca dei soffici, gonfie e umide strutture. La sua è una colomba da manuale. Le varianti sono cioccolato al latte, fondente e amarene, mandarino e pasta di mandorle e albicocca.(1 kg, 35 € https://www.peppeguida.com).
La Colomba di Antonino Cannavacciuolo
Rimanendo in Campania, tra i grandi chef, merita menzione la colomba di Antonino Cannavacciuolo, in vendita in un’elegante scatola blu con dei motivi geometrici che richiamano, in breve, le maioliche della Costiera. In conclusione, un dolce soffice, fragrante e profumato, al quale sarà difficile resistere. La colomba è preparata con gli ingredienti tradizionali e realizzata nella versione classica (con glassa di mandorle e nocciole), al cioccolato e arancia, e al limoncello (glassata con cioccolato bianco e scorze di limone). Poi Esotica (glassa al cioccolato bianco con perle croccanti di cioccolato bianco e cocco rapè e cuore morbido con farcitura dai sapori esotici); Gianduia (glassa al cioccolato gianduia con pepite di cioccolato al latte e cuore morbido con farcitura di cremoso al Gianduia); Melannurca e Cioccolato bianco (glassa al cioccolato bianco e perle croccanti e cuore morbido con farcitura di cremoso al cioccolato bianco Pezzetti di Melannurca Campana IGP candita). Quest’anno anche la versione certificata Vegan, preparata con gocce di cioccolato, ma senza canditi, nel formato 750 grammi, conterrà cioccolato fondente, bevanda di soia, lievito madre, olio extra vergine di oliva, burro di cacao, pasta di scorza d’arancia, pasta di scorza di limone, pasta di scorza di mandarino, curcuma, vaniglia bourbon. Disponibile sono nel formato da 750 gr e acquistabile online e nei negozi specializzati.
Colomba Iginio Massari
Sono due le versioni realizzate dal grande maestro ma certamente sapranno soddisfare anche i palati più esigenti, un trionfo di profumo e morbidezza, acquistabile online e nei negozi specializzati. La colomba classica mandorlata del maestro pasticcere Iginio Massari ha un impasto arricchito con scorza d’arancia candita, ricoperta da una croccante glassa all’amaretto con mandorle e granella di zucchero. La versione al cioccolato con scorze di arancia candita, cioccolato al latte e fondente; mentre la superficie è ricoperta con scaglie di cioccolato fondente, amaretto e cereali.
Colomba Niko Romito
Lo chef di Castel di Sangro che studia e ricerca, per Pasqua 2022 propone una colomba dal gusto leggero e fresco, non eccessivamente dolce, ricoperta da una glassa di mandorle e zucchero grezzo. L’impasto ha una consistenza leggera grazie alle tre fasi di fermentazione e alle quattro di lavorazione e lievito madre, che rende il prodotto finale altamente digeribile. Il profumo dell’impasto si deve alle bacche di vaniglia Bourbon, alla cannella e a un’ emulsione di mandorla biologica siciliana. una bontà disponibile sull’e-shop , al prezzo di 40€ al kg, e nelle versioni classica e al cioccolato.
Ciccio Sultano
Carlo Cracco
Niko Romito
La Colomba di Ciccio Sultano e Fabrizio Fiorani
La colomba di Ciccio Sultano e Fabrizio Fiorani, pasticcere del Gruppo Sultano, è lavorata a mano e farcita con arance e limoni canditi, vaniglia, burro di latteria, mandorle siciliane, buccia fresca di arancia e limone, farina italiana di qualità. Ispirata al meglio della Sicilia, è protetta nella sua grammatura da 1kg, da un’elegante packaging perfetta da accompagnare ad un bicchiere di Moscato di Pantelleria Vinisola, tutto disponibile sullo shop Sultano.
Le colombe del San Domenico di Imola
Anche il ristorante due stelle Michelin «San Domenico» di Imola ha la sua colomba (45 €). Le varianti sono due, oltre a quella classica la proposta alternativa è un impasto aromatizzato con fragole e cioccolato. I canditi della colomba tradizionale sono misti, di limone, arancia, bergamotto e mandarino, ma la pasta è arricchita anche da gelatine di albicocche. In quella con fragole e cioccolato gli ingredienti sono fragoline di bosco candite, cioccolato fondente al 55% e una glassa alle mandorle, nocciole e cacao.
Cerea
Voce Aimo e Nadia
Fiasconaro
“La voce” di Aimo e Nadia
«Voce Aimo e Nadia» è il bistrot del ristorante due stelle Michelin guidato dagli chef Alessandro Negrini e Fabio Pisani. Per Pasqua hanno realizzato la loro versione della colomba rispettando a pieno la tradizione: lievito madre, uova da allevamento a terra, arance candite dalla Calabria, mandorle biologiche pugliesi (42 €). La colomba può essere acquistata presso il bistrot oppure online.
Colomba Fiasconaro
Quella dei fratelli Fiasconaro è una colomba nella quale troverete, a seconda della variante scelta, i prodotti siciliani per antonomasia: pistacchio di Bronte, arance, cioccolato di Modica, albicocche, mandorle e la Manna delle Madonie. Per gli amanti della tradizione, c’è la colomba classica, con freschi canditi d’arancia e ricoperta di glassa. La variante all’essenza di petali di rose con gocce di cioccolato rosa, ricoperta infine con confettura di fico d’india, cioccolato bianco e croccantini di cioccolato, rimane impressa, così come merita menzione anche la versione “Oro di manna”, con cioccolato gianduia e crema alla Manna da spalmare, ricoperta di cioccolato bianco e mandorle. Tutte nelle esclusive confezioni di latta firmate Dolce&Gabbana.
La Pasqua secondo i Cerea
Una pasta lievitata giallo intenso e soffice, la colomba classica firmata Cerea, del ristorante tre stelle Michelin «Da Vittorio», a Brusaporto (Bergamo), è una chicca per veri gourmand. L’impasto è arricchito con arancia candita e uvetta, mentre la copertura è di zucchero e mandorle intere tostate. La si può ordinare sullo shop del loro sito, con consegna a domicilio in tutta Italia. Entrambe le ricette sono disponibili anche sul sito Cosaporto.it.
La versione di Carlo Cracco
Tre idee dalla cucina dello chef stellato Carlo Cracco: classica, cioccolato e pistacchio. Partendo da un unico formato da un chilo, lo chef parte dal grande rispetto per la tradizione per la versione classica, mentre si diverte a rivisitare il dolce pasquale nella versione al cioccolato. Infatti, al suo interno ci sono dolci arance e albicocche candite targate Agrimontana. Per la versione al pistacchio, Cracco ha scelto una glassa al cioccolato bianco e pistacchio, arricchita all’interno con del goloso pralinato sempre a base del celebre frutto secco siciliano.
La Colomba “Special” di Vincenzo Tiri e Gianfranco Lo Cascio
Il maestro pasticcere Vincenzo Tiri ha realizzato in limited edition in collaborazione con Gianfranco Lo Cascio di BBQ4All con il quale ha ideato una nuova versione del celebre dolce pasquale in una scatola di latta nera opaca e oro, in due combinazioni di gusti: classica, con arancia candita e pepite di cioccolato e crema zabaione al marsala; primaverile-estiva con pepite di frutta tropicale candita come ananas, mango e papaya e crema spalmabile a base di liquore Strega di Benevento.
Gucci Osteria
Karime Lopez, chef del ristorante una stella Michelin «Gucci Osteria» che fa parte dell’universo di Massimo Bottura, reinterpreta la colomba esaltandone le note agrumate. L’impasto, infatti è arricchito da canditi di bergamotto e yuzu, un agrume giapponese (80 €, disponibile anche online). Ogni colomba è confezionata in una scatola di latta a marchio Gucci.
Gucci Osteria
Vincenzo Tiri
Iginio Massari
Dario Nuti
Dario Nuti al Rome Cavalieri
Il Rome Cavalieri è un vero e proprio resort di lusso nel cuore della Città Eterna. Il Pastry Chef di questo esclusivo luogo che domina Roma è Dario Nuti. La sua visione della pasticceria sposa la tecnica aristocratica e la valorizzazione della materia prima tutte francesi armonizzate magistralmente con l’approccio più popolare e festoso della pasticceria italiana.
La sua Colomba è classica, con particolare cura per i candidi che prepara lui stesso con arance biologiche siciliane, attitudine e accortezza in pieno stile Rome Cavalieri, sempre attento ai temi della sostenibilità e tradizione, con sostegno attivo ai grandi prodotti del nostro territorio italiano. La colomba ha un peso di 800 gr ed il costo è di 40€.
Tanta l’attesa per il ritorno in presenza a Veronafiere del 54° salone dei vini e dei distillati (10-13 aprile). L’evento offre agli operatori e alla stampa specializzata da tutto il mondo la possibilità di conoscere le migliori cantine della Penisola che, pur nella differenza di territorio, stile produttivo e dimensioni aziendali, sono accomunate dall’altissima qualità dei vini prodotti. Saranno 4.400 le aziende espositrici in 19 nazioni presenti alla manifestazione che, dopo due anni di stop a causa del Covid, torna già con numeri pre-pandemia.
Oltre la confermata internazionalità della rassegna, con 700 top buyer esteri da 50 Paesi già accreditati. Oltre 30 i grandi convegni e 76 le degustazioni in calendario. In contemporanea a Vinitaly anche Sol&Agrifood, il salone internazionale dell’agroalimentare di qualità, ed Enolitech, il salone internazionale delle tecnologie per la produzione di vino, olio e birra. Di seguito un’agenda di appuntamenti da tenere a mente.
IL PROGRAMMA DELLE ATTIVITA’
Presentazione XVIII Rapporto Osservatorio Nazionale “Città del Vino”: Turismo del Vino al Femminile – Vinitaly, domenica 10 aprile ore 15 Spazio MIPAAF, Centro Congressi Palaexpo, Verona
Il turismo del vino e le donne: quale futuro? Se ne parlerà domenica 10 aprile a Vinitaly in occasione della presentazione del Rapporto annuale dell’Osservatorio sul turismo del vino che quest’anno vede alleati l’Associazione Nazionale Città del Vino, l’Associazione Nazionale Le Donne del Vino e l’Associazione La Puglia in Più. Il questionario e l’analisi successiva sono stati curati da Nomisma – Wine Monitor, maggior centro di ricerca italiano sul wine business, sotto la guida di Denis Pantini.
L’appuntamento è alle 15 nello Spazio Mipaaf interno alla fiera, alla presenza del ministro per le Politiche Agricole Stefano Patuanelli. Interverranno Donatella Cinelli Colombini, presidente Donne del Vino; Angelo Radica presidente nazionale di Città del Vino e il senatore Dario Stefàno presidente della Commissione Politiche dell’Unione Europea a Palazzo Madama. Modera la giornalista Lara Loreti, IlGusto (La Repubblica, La Stampa).
«Le donne sono sempre più protagoniste dell’accoglienza turistica nelle cantine italiane – commenta la presidente delle Donne del Vino Donatella Cinelli Colombini – Una circostanza che fa intravedere nei nuovi settori del vino – export, comunicazione, marketing e appunto turismo – la nuova frontiera della parità di genere».
La novità di questa edizione del Rapporto è la «declinazione al femminile» in quanto analizza il tema del turismo del vino, oltre che dal punto di vista dei Comuni, focalizzando l’attenzione sulle donne che appaiono le vere protagoniste dell’accoglienza turistica nelle cantine italiane. L’indagine Nomisma -WineMonitor ha anche spacchettato l’enoturismo italiano rivelando le diversità fra le varie parti d’Italia, le evoluzioni attese e le tipologie di investimenti in programma nei prossimi anni. Nel complesso, l’indagine mostra, un settore sul cui la stragrande maggioranza delle cantine punta molto anche se non facilissimo da gestire.
La parte dedicata alle donne è stata fortemente voluta da Donne del Vino (Vinitaly – stand Centro Servizi Arena, Galleria tra Pad. 6/7 Box 25) e dal Senatore Dario Stefàno, primo estensore della normativa sulle cantine turistiche. Ha il fine di mettere le basi della cabina di regia nazionale del turismo del vino, dando spazio alle donne.
L’indagine va a formare il XVIII Rapporto dell’Osservatorio sul Turismo del Vino dell’associazione Città del Vino (Vinitaly – Padiglione 9 stand C4): «Il turismo del vino unisce una fitta rete di soggetti – afferma il presidente di Città del Vino Angelo Radica – che una cabina di regia nazionale dovrà guidare nelle politiche di sviluppo e di promozione, questo è l’auspicio e la proposta di Osservatorio sul turismo del vino che facciamo al Ministro per le Politiche Agricole, declinando su ogni territorio le buone pratiche e valorizzando le tante differenze e peculiarità dei territori che fanno del turismo del vino e dell’olio, altro settore emergente, un volano strategico per la ripresa dopo la crisi pandemica».
«Avere un set aggiornato di dati, tendenze e prospettive del fenomeno dell’enoturismo – oggi finalmente normato – era necessario e utile agli operatori e alle tantissime operatrici del settore – rileva il senatore Dario Stefàno – Ma credo, ugualmente, che un sistema di rilevazione e elaborazione di dati su questa proposta di turismo che vede già l’Italia come la meta tra le più ambite a livello mondiale sia parimenti necessario tanto alla politica quanto alle realtà amministrative locali al fine di costruire e irrobustire quel percorso di crescita su cui l’enoturismo è ormai ben instradato, come peraltro già appare dallo studio che ci apprestiamo a presentare».
Le Attività dell’Associazione Nazionale Città del Vino
HALL 9 – STAND C4(Domenica 10, Lunedì 11, Martedì 12 e Mercoledì 13)
SPAZIO MIPAAF (MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE, ALIMENTARI E FORESTALI)(Martedì 12 Ore 14.00-18.00)Domenica 10 Aprile, Ore 12.30PADIGLIONE 9 C 4STAND CITTA DEL VINO
“DAI VIGNETI COSTIERI FRANCHI DI PIEDE A QUELLI AD ALTA QUOTA: LE VITICOLTURE EROICHE DELLA SARDEGNA”
Iniziativa in collaborazione con Regione Sardegna – Agenzia Laore
Saranno presenti: Gabriella Murgia, Assessore all’Agricoltura della Regione Sardegna; Angelo Radica, Presidente Associazione Nazionale Città del Vino; Giovanni Antonio Sechi, Coordinatore delle Città del Vino della Sardegna e VicePresidente Città dell’Olio; Elena Cornalis, Vicesindaco Comune di Sennori e Consigliere con delega all’Osservatorio Consiglio Nazionale Città del Vino; Renzo Peretto, Dirigente Agenzia Laore – Regione Sardegna Luca Mercenaro, Docente presso Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari
Ore 15.00CENTRO CONGRESSI PALAEXPO – SPAZIO MIPAAF – MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE, ALIMENTARI E FORESTALI
Iniziativa in collaborazione con l’Associazione Nazionale “Le Donne del Vino” e “La Puglia in più”
Intervengono:
Stefano Patuanelli, Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali; Angelo Radica, Presidente Associazione Nazionale Città del Vino; Dario Stefàno, Senatore e Presidente “La Puglia in più” ; Donatella Colombini Cinelli, Presidente Associazione Nazionale Le Donne del Vino; Denis Pantini, Responsabile Wine Monitor NOMISMA
Modera: Lara Loreti, Giornalista di Repubblica e Donna del Vino
Lunedì 11 AprileOre 10.00PADIGLIONE 10STAND REGIONE PIEMONTE
PRESENTAZIONE 20° EDIZIONE “CONCORSO ENOLOGICO INTERNAZIONALE CITTA DEL VINO”
Iniziativa in collaborazione con REGIONE PIEMONTE e PIEMONTE LAND
Intervengono:
Marco Protopapa, Assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte; Angelo Radica, Presidente Associazione Nazionale Città del Vino; Stefano Vercelloni, VicePresidente Associazione Nazionale Città del Vino Filippo Mobrici, Vice Presidente Piemonte Land
Modera Paolo Corbini, Direttore Associazione Nazionale Città del Vino
Ore 16.00PADIGLIONE 11REGIONE MOLISESTAND HS
“TINTILIA: UNA STAGIONE NUOVA PER L’ENOLOGIA DEL MOLISE”
PRESENTAZIONE VOLUME “LA VITE E IL VINO: UNA STORIA ENOLOGICA DEL MOLISE”
PRIMO VOLUME COLLANA HUMUS – IBC EDIZIONI
Iniziativa in collaborazione con REGIONE MOLISE e CIA MOLISE
Intervengono:
Sebastiano Di Maria, Autore e Docente di Enologia Enogastronomia e Turismo Università degli Studi del Molise; Angelo Radica, Presidente Associazione Nazionale Città del Vino; Attilio Scienza, Presidente della Fondazione Sanguis Jovis della Fondazione Banfi e Responsabile scientifico della Vinitaly International Academy
Modera: Paolo Corbini, Direttore Città del Vino
Martedì 12 AprileOre 11.00SALA SALIERICENTRO CONGRESSI PALAEXPOPIANO 1“AL VIA CALICI DI STELLE!”
Firma del protocollo di intesa per la nuova Edizione dell’evento enoturistico dell’Associazione Nazionale Città del Vino e del Movimento del Turismo del Vino
Accordo e Vademecum fra Associazione Nazionale Città del Vino e Movimento Turismo del Vino per Calici di Stelle 2022.
Saranno presenti: Angelo Radica, Presidente Associazione Nazionale Città del Vino Nicola d’Auria, Presidente Movimento Turismo Vino
Ore 12.00PADIGLIONE 9 C 4STAND CITTA DEL VINO Presentazione del progetto “DIVERSAMENTE ABILI”.
Progetto sperimentale di terapia occupazionale, per promuovere l’autonomia e l’inclusione sociale.
A cura di Marco Razzano, Coordinamento Città del Vino della Campania
Ore 14.00SALA SALIERICENTRO CONGRESSI PALAEXPOPIANO 1 – Partecipazione dell’Associazione alla Conferenza ENIT “L’ENOTURISMO COME STRUMENTO PER LO SVILUPPO TERRITORIALE”
Introduzione a cura di Roberta GARIBALDI, Amministratore Delegato ENIT
Intervengono: Massimo GARAVAGLIA Ministro del Turismo; Marco PROTOPAPA Assessore all’Agricoltura Regione Piemonte; Vittoria POGGIO Assessore alla Cultura Turismo Commercio Regione Piemonte; Alessandra PRIANTE Direttore Regionale Europa UNWTO; Nicola D’AURIA Presidente Movimento Turismo del Vino
Angelo RADICA Presidente Associazione Nazionale Città del vino
Paolo MORBIDONI Presidente Strade del Vino, dell’Olio e dei Sapori d’Italia
Modera Luca FERRUA Direttore GEDI Gruppo Editoriale
Ore 15.00 – 18.00CENTRO CONGRESSI PALAEXPOSPAZIO MIPAAF – MINISTERO POLITICHE AGRICOLE, ALIMENTARI E FORESTALI – STAND “PATTO DI SPELLO”
Presenza dell’Associazione Nazionale Città del Vino in collaborazione con Unione Italiana Vini, Federazione Italiana delle Strade del Vino, dell’Olio e dei Sapori e Movimento Nazionale Turismo del Vino
Mercoledì 13 AprileOre 10.00PADIGLIONE 10STAND REGIONE PIEMONTEPRESENTAZIONE VOLUME “VERMENTINO – VITIGNO DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI”.
IL NUOVO LIBRO DI MARIO FREGONI, PIER PAOLO LORIERI E LUIGI BAVARESCO
Intervengono: Luigi Bavaresco, Autore e Prof. Facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali Università Cattolica del Sacro Cuore e Presidente Gruppo esperti “Risorse genetiche e selezione della vite” OIV
Angelo Radica, Presidente Associazione Nazionale Città del Vino
Mario Fregoni, Autore del volume e Ambasciatore Città del Vino
Pierpaolo Lorieri, Presidente Federazione Strade del Vino, dell’Olio e dei Sapori di Toscana e autore del volume
Filippo Mobrici, Vice Presidente Piemonte Land
Modera Paolo Corbini, Direttore Associazione Nazionale Città del Vino
Ore 12.00PADIGLIONE 5STAND G 4-6PRESSO CONSORZIO TUTELA VINI SOAVE E RECIOTO DI SOAVE
PRESENTAZIONE DELLE ATTIVITA’ DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE CITTA DEL VINO CON FOCUS “PIANIFICARE I COMPRENSORI VITIVINICOLI DI QUALITA’: NUOVE PRATICHE E PROSPETTIVE NELLA PIANIFICAZIONE URBANISTICA E TERRITORIALE”
Intervengono: Angelo Radica, Presidente Associazione Nazionale città del Vino
Giovanni Verzini, Consigliere Consiglio Nazionale di Città del Vino con delega al Concorso Enologico Internazionale
Valeria Lingua, Docente Dipartimento di Architettura Università degli Studi di Firenze, Comitato Tecnico Scientifico PRG Città del Vino
CAMPANIA – AREA IRPINIA
Per questa edizione 2022 la Camera di Commercio di Avellino punta molto sul turismo enogastronomico, asset fondamentale per il nostro Paese.
Lo farà premiando, con il marchio Ospitalità Italiana, (Lunedì 11 ore 15:00) le strutture ricettive, ristorative e agrituristiche che si sono particolarmente distinte su questo versante. Mentre sarà la Coldiretti a evidenziare le strategie per il futuro con un focus sull’Irpinia come riuscito esempio di DAQ (Distretto Agroalimentare di Qualità). Così come saranno da scoprire, tanto per non cambiare argomento, Lunedì 11 alle ore 12:00, le 5 declinazioni dell’Aglianico: dallo Spumante al Rosato, dai Campi Taurasini al Passito, con il passaggio obbligato per il Taurasi DOCG, un viaggio alla scoperta di uno dei vitigni più affascinanti del panorama vitivinicolo, non solo nazionale.
Per chi vuole invece farsi sorprendere l’appuntamento è Martedì 12 ore 14:00 con il Roviello Bianco, autentica chicca per intenditori, per una degustazione verticale condotta da Slowfood. E se è vero che il vino flirta spesso con l’arte, i visitatori del padiglione non potranno perdersi la performance musicale che vedrà, sempre Martedì 12 alle ore 16:00, sul palco due maestri dell’improvvisazione jazz, capaci di fusion che non hanno nulla da invidiare ai migliori blend. Spazio quindi a Carlo Contini, violinista di straordinario talento, e a Trilok Gurtu, percussionista di origine indiana che vanta collaborazioni con alcuni dei migliori musicisti del pianeta. Con la partecipazione del Maestro Beppe Vessicchio.
MOVIMENTO TURISMO DEL VINO ITALIA – PalaExpo – Area MIPAAF
Il Movimento Turismo del Vino è un’Associazione no profit nata nel 1993 una formula unica al mondo capace oggi di racchiudere oltre ottocento tra le migliori aziende vitivinicole italiane, selezionate sulla base di specifici requisiti, primo fra tutti quello della qualità dell’accoglienza. Lunedì 11 nel pomeriggio sarà presente il Presidente Nicola D’Auria. Martedì alle ore 15:00 firma protocollo d’intesa tra MTV Italia e Ass. Città del Vino. www.movimentoturismovino.it
CMDB – CONCOURS MONDIAL DE BRUXELLES
La Calabria, e più precisamente la città di Cosenza, accoglie la sessione principale del concorso, competizione enologica internazionale di riferimento dedicata ai vini rossi e bianchi. Oltre 350 degustatori sono attesi nella regione, dal 19 al 22 maggio 2022. Presentazione ufficiale a cura della Regione Calabria presso la Sala Iris -Pala Expo Martedì 12 aprile ore 15.00.
Le Donne del Vino e la Regione Lazio – Padiglione Lazio
La degustazione nel programma eventi della Regione Lazio, il giorno 11, alle ore 16, nel Padiglione Lazio
Vini e vulcani. Praticamente un connubio perfetto e un punto di riferimento per i winelover, spesso alla ricerca di etichette che siano contraddistinte da questa liaison. Perché i vini da uve allevate su terreni vulcanici sono unici per carattere, profilo organolettico e genesi. Il vulcano, inteso come ambiente naturale e culturale, è un sistema complesso ad alto tasso di produttività. Il carattere dei beni agricoli, quindi vino ma non solo, qui realizzati presenta segni di singolarità e distinzione: il territorio vulcanico plasma ciascun prodotto grazie al suo carattere maieutico
E in tal senso il Lazio non è secondo a nessuno. “Il Lazio dei vini è infatti, – sottolinea Alessandro Brizi, Consigliere Nazionale ONAV, redattore di Leggo, firma importante del giornalismo di settore e Capo Redattore de l’Assaggiatore – per la sua quasi totalità, un ambiente di origine vulcanica; un paradigma, quindi, che detta stile e personalità a ciascuna etichetta, sempre riconoscibile e inconfondibile nel panorama dell’enologia italiana”.
Da queste considerazioni, oltre che per la passione per i vini “vulcaniani”, nasce la degustazione organizzata dalla delegazione Lazio delle Donne del Vino che avrà luogo nel Padiglione Lazio Lunedì 11 Aprile alle ore 16.00. Otto etichette, otto splendide interpretazioni che vedranno protagoniste le uve della regione e che verranno raccontate da Brizi.
“È il vulcano l’ingrediente segreto che rende gran parte dei vini prodotti nel Lazio assolutamente unici, di carattere, fortemente identitari. – spiega Manuela Zennaro, giornalista enogastronomica, direttore responsabile Excellence Magazine e delegata Lazio dell’Associazione Nazionale Donne del Vino – Perché in pochi sanno che il Lazio vitivinicolo insiste in gran parte su terreni vulcanici che dal Lago di Bolsena si spingono fino a Cori, delineando un dorso collinare che ama la vite, la coccola, la esalta ed è capace di generare vini che, anno dopo anno, sfoderano grinta, carattere e grande eleganza. I tempi sono maturi, oggi siamo pronti per competere con i grandi vini italiani”.
Gli appuntamenti di ROMA DOC
A Verona da domenica 10 a mercoledì 13 aprile ROMA DOC PORTA A VINITALY UNA LEZIONE TRA STORIA, ANTROPOLOGIA, SOCIOLOGIA E MARKETING Lunedì 11, alle ore 17.00, nello spazio eventi all’interno del Padiglione Lazio.
A raccontare il rapporto millenario tra l’Urbe e il vino, il Professor Ernesto Di Renzo, dell’Università di Tor Vergata in Roma E’ partito il conto alla rovescia per la tanto attesa edizione 2022 di Vinitaly. E ovviamente le agende degli addetti ai lavori e appassionati si riempiono di appuntamenti: degustazioni, convegni, verticali, talk show e tutto quello che può caratterizzare una manifestazione della portata di quella veronese, in calendario da domenica 10 a mercoledì 13 aprile. Ma non saranno molti quelli in grado di presentare una vera e propria lectio magistralis, con tanto di docente universitario. Lo farà il Consorzio Roma Doc che per la prima volta avrà un suo spazio nell’ambito della fiera scaligera, un’area comune all’interno del Padiglione Lazio con le 24 cantine ad alternarsi tra incontri “faccia a faccia” con la stampa di settore, degustazioni e momenti di business. Ma il momento più atteso sarà quello di lunedì 11 quando alle ore 17.00, nello spazio eventi del Padiglione Lazio, si svolgerà appunto una vera e propria lezione. Titolo dell’incontro: “Roma Caput Vini? Dialoghi tra storia, antropologia, sociologia e marketing”.
“Il nostro è un Consorzio assai giovane – spiega Tullio Galassini, enologo e presidente Consorzio Vini Roma DOC – siamo nati nel 2018. Ma siamo anche depositari di un’eredità importante che comporta delle responsabilità che vanno anche oltre quelle che comunemente caratterizzano l’attività e la filosofia di un Consorzio di vini. Roma è uno dei “brand” più conosciuti e celebrati al mondo e, proprio per questo, i vignaioli del territorio si impegnano con tutta la loro forza nel portare avanti un discorso dove qualità, storia, tradizione e visione del futuro devono necessariamente procedere di pari passo. Vinitaly 2022 rappresenta, in tal senso, uno step fondamentale nel nostro percorso di crescita. Un passaggio che ci consente di testare, in uno scenario prestigioso, lo spirito di squadra che caratterizza il nostro lavoro”.
Ed è proprio questa visione, decisamente trasversale, ad avere portato il Consorzio a organizzare un incontro che vedrà protagonista il Professor Ernesto Di Renzo, docente di Antropologia del Gusto presso l’Università di Tor Vergata in Roma. Antropologo di fama internazionale, intratterrà il pubblico con un excursus sull’importanza del vino a Roma nel corso dei secoli. Un incontro dedicato soprattutto ai giovani che mostrano una sempre maggiore attenzione nei confronti del mondo agroalimentare e della cultura enogastronomica del nostro Paese. Consorzio Roma DOC
“Ne sono diretta testimonianza i numerosi corsi di laurea sull’argomento nati negli ultimi anni. – conferma il Professor Ernesto Di Renzo – Tor Vergata, tanto per citare l’ateneo presso il quale insegno, già da tempo ha avviato un corso triennale di turismo enogastronomico che permette ai ragazzi non solo di approfondire la loro conoscenza sul tema ma anche di approcciare in modo professionale un settore che, per l’Italia, rappresenta un vero e proprio fiore all’occhiello”. L’attenzione nei confronti della cultura e delle nuove generazioni, del resto, è certamente uno dei temi portanti delle strategie future del Consorzio Roma Doc.
“Questa lectio magistralis che abbiamo organizzato – racconta Rossella Macchia, vicepresidente del Consorzio con delega alla Comunicazione – rientra in un progetto più ampio che il Consorzio svilupperà a partire da oggi e che proseguirà nei prossimi anni. E che vedrà i vini di Roma al centro di un percorso che toccherà ambiti culturali e artistici. Creando importanti contatti con Università, scuole, siti artistici. Ma con una particolare attenzione anche sul versante dell’educazione al bere responsabile, tassello fondamentale nel rapporto con i consumatori, specie i più giovani”.
FederDOC
Federdoc ritiene che la riforma IG proposta dalla Commissione sia poco ambiziosa e manchi di chiarezza. Tale proposta è stata annunciata come una semplificazione, ma in realtà l’unica semplificazione presente è quella a beneficio della Commissione Europea e non per i produttori.
La proposta al contrario moltiplica gli interlocutori istituzionali per i produttori di IG poiché, oltre alla Commissione europea, in futuro coinvolgerà anche l’EUIPO. Riteniamo molto pericoloso che la Commissione Europea non precisi come dovrebbe funzionare il nuovo sistema delle IG, e che si limiti a prevedere ampi poteri delegati per la definizione di gran parte della riforma, in tal modo privando il Parlamento Europeo e gli Stati Membri di qualsiasi potere per incidere sulla modifica degli atti delegati della Commissione.
“La Commissione Europea vuole semplicemente una delega in bianco per decidere il futuro della politica delle IG, senza il contributo dei due co- legislatori, il che non è democraticamente accettabile” – commenta Riccardo Ricci Curbastro.
“Il rischio è l’indebolimento del legame tra le IG e la politica di sviluppo rurale, in quanto se approvate come tali le regole contenute nella riforma possono mettere a repentaglio un sistema che dagli anni 70 ha dimostrato di essere strumentale per la valorizzazione delle denominazioni vinicole e lo sviluppo di molte regioni e territori europei” – aggiunge Riccardo Ricci Curbastro.
Inoltre, la delega ad EUIPO del riconoscimento delle Indicazioni Geografiche comporterebbe la gestione secondo criteri privatistici di quello che in realtà è un patrimonio collettivo, con inevitabili ricadute negative per il nostro settore, che vedrebbe minata la tutela delle nostre eccellenze per soddisfare la semplificazione degli uffici della Commissione.
Il caso Prosek ha dimostrato che c’è necessità di una maggiore tutela per le IG e tale tutela non può essere efficacemente gestita da un soggetto non istituzionale, quale l’EUIPO.
Le attuali regole delle IG sono soddisfacenti, in quanto permettono già ai produttori di vino IG di garantire la sostenibilità, di proteggere le IG, i domini internet e le merci in transito.
Nella proposta della Commissione non c’è chiarezza su come proteggerle ulteriormente, anzi alcune delle disposizioni incluse nella proposta sembrano minare quanto concordato dai co-legislatori nella riforma della PAC, entrata in vigore il 7 dicembre 2021.
Federdoc resta un interlocutore delle istituzioni e nei prossimi mesi lavorerà per migliorare il sistema ed evitare lo svilimento della politica delle IG.
W Rome, prima sede italiana del «W Hotels Worldwide» di Marriott, è una combinazione esplosiva di elementi con un indirizzo preciso, Via Liguria 26/36, che mostra con sicurezza tutta la passione esclusiva – inclusivadel Luxury Brands Marriott International per la bellezza, per il design e moda, fitness e musica, atmosfere, buona cucina, top mixology e vibrante socialità.
Un blend di ingredienti da vivere, un’offerta enogastronomica pensata da un dream team di gran pregio e un obiettivo con epicentro il Rione Ludovisi, quello di riportare tra queste gloriose vienuovi fasti, energie e dinamicità da condividere, diventando caleidoscopica meta di kalokagathia, informale quanto impeccabile, in moderno stile “Whatever / Whenever”. Emanuele Broccatelli, Bars Manager, ci racconta il W Rome.
Bellezza, classe, energia magnetica, spazi da vivere, atmosfere da respirare. E’ il W Rome, in via Liguria, a ridosso di via Veneto, che ridefinisce la scena degli hotel di lusso della Città Eterna attraverso il suo concetto di ospitalità e lusso scanzonato, il suo servizio informale quanto impeccabile, la sua classe da vivere e respirare in ogni ambiente.
Riporta con nuovo smalto e verve nella Capitale le suggestioni della Joy de vivre nel suo personale e poliedrico mix di divani e arredi colorati, pareti in pietra, superfici in marmo, pavimenti in legno e motivi a spina di pesce, interni e panorami, fitness e dolcezze, cibi e cocktails d’autore.
Non potendo infatti trascurare gli elementi identitari della cultura italiana divisi tra forchetta e bicchiere, per celebrare la tavola il W Rome ha chiamato alla sua corte il grande Ciccio Sultano (Ristorante Duomo di Ragusa Ibla – 2 stelle Michelin), Chef siciliano di grande capacità ed estro, che ha personalizzato l’offerta gastronomica ritagliata sul suo “Giano Restaurant” (di cui vi parleremo più avanti), Fabrizio Fiorani, Pastry Chef del team di Ciccio Sultano che torna nella sua Roma (dove aveva lavorato alla Corte di Heinz Beck) e, tra poco in terrazza, all’ Otto rooftop bar, farà capolino l’acclamato pizzaiolo capitolino Pier Daniele Seu che, con la sua pizza sotto le stelle, completerà l’offerta outdoor di Sultano di crudi e griglia e quella del Bubble bar di Emanuele Broccatelli tra Champagne, spumanti, sidri, kombuche e una lista di 8 cocktail creati sul concetto di leggerezza.
Ma non esiste attesa senza calice o tumbler che sia, così, nel frattempo, a piano terra, il W Lounge, con rilucente Bancone Bar e Giardino Clandestino annesso, non teme il confronto con “Giano bifronte” e si prepara ogni giorno ad accogliere la vita serale e notturna romana con musica dal vivo, dj set e vibranti miscelazioni d’autore.
A tal proposito abbiamo intervistato Emanuele Broccatelli, Bars Manager per capire e carpire i segreti di un Cocktail che fanno del W Lounge un Regno di grande piacevolezza, comfort vivace e vibrante.
Emanuele, bartender eclettico e giramondo, cosa ha rappresentato per te questa nuova sfida all’interno del tuo articolato percorso professionale?
Il W sicuramente mi ha dato modo di poter esprimere al meglio il mio concetto di Hospitality, dove l’Hotel si apre alla città e crea un mood completamente nuovo, che si distacca dal passato, raccontando il presente e guardando al futuro.
Così, questa Libertà, ha fatto in modo di spingere ancora di più al limite un concetto di Hospitality Inclusiva, creando nuovi trend nel mondo degli hotel in Italia.
Aperitivo Clandestino
Negroni
Living Room
Quali sono le maggiori differenze tra essere Bars Manager di un locale, Bars Manager di un Hotel e Bars Manager del W Rome?
In un locale, devi concentrarti su un solo bar, un solo timing di servizio e guest che entrano dalla strada.
In Hotel vuol dire rapportarsi con tutti i dipartimenti, cercando di accomodare tutte le loro richieste: è una meccanismo più strutturato in quanto vanno gestite guest in house ed esterni, e far in modo che ci sia sempre una giusta energia.
Al W hotel significa creare contenuti innovativi , che rompono gli schemi, creare nuove modalità di bar programming; fare in modo che l’hipe del locale sia sempre alta e che renda i nostri ospiti continuamente interessati a quello che stiamo facendo; essere inclusivi e con mood che guarda al futuro.
Chi sono i tuoi compagni di avventura?
Christian Zandonella – GM; Emanuele Aspromonte – FnB Director; Nicola Zamperetti – Executive Chef; Beatrice Mano – Director of Rooms
Quali sono/sono stati gli aspetti più stimolanti di questa esperienza nel suo complesso?
Ad oggi aver creato nella mia città un luogo dal respiro internazionale è un grande risultato. Il W è un luogo dove ci si può sentire a casa, dove tutto è basato sull’empatia, sul sorriso e sulla grande voglia di fare creando sempre cose nuove, con un accento sulla qualità e sulla dinamicità, cosi da non avere mai un end goal ma un cammino che creativo volto al futuro dove la diversità inclusiva è al centro di tutto e fonte di stimoli.
Whatever / Whenever (ovvero qualunque cosa / in qualsiasi momento) è la filosofia che permea ogni spazio del W Rome, qual è il concetto che ha ispirato la tua Drink List?
Il Tempo per me è il vero lusso, è l’unica cosa che non siamo ancora in grado di controllare e comprare, quindi avere il tempo di fare e la libertà di farlo in qualsiasi momento credo sia The New Luxury.
Al W tutto è permeato di questa cultura e quindi ho deciso che tutto dovesse avere un fil rouge.
Hay You
The Ginger Side
WLounge
Cosa annovera la W Drink list? Quali sono le sue peculiarità?
Al W lounge attraverso il concetto di Perpetual Nature, esprimiamo le nostre origini italiane con produttori di liquori e cocktail caratterizzati da Mix di Fitoterapia.
Anche grazie a DRINK IT DRINK IT, nel nostro laboratorio abbiamo creato dei liquori speciali per questa cocktail list: Gli ETHICAL LIQUORS. Abbiamo 8 cocktail dedicati al ciclo naturale di vita della pianta tra cui Radici – amaro perfetto / the Unfiltered; Foglie – Raizes; Fiori – Hay Yah; Frutti – Bloem.
Seduti da Giano, raccontiamo invece l’Aperitivo all’Italiana, altro elemento importante del nostro heritage e della nostra cultura che abbiamo esportato in tutto il mondo e di cui sono particolarmente orgoglioso.
Cosa rende uniche le atmosfere del W Lounge?
La rottura delle regole e l’innovazione dela visione dell Hospitality in generale.
Adesso stiamo pensando al futuro, creando trend e setting nuovi, è come se fossimo il “perfect MIX” tra un locale e un hotel 5 stelle lusso, che lo rende molto diverso perché va creato un servizio informale ma impeccabile, e questa è un filo ancora più sottile su cui camminare, gestendo tutto il servizio, coniugando guest e staff che devono creare un energia unica, valorizzando al massimo l’esperienza dell’ospite.
Con cosa possiamo accompagnare i buonissimi Drink?
Al piano terra ad una serie di bites in stile Siciliano che, grazie allo Chef Ciccio Sultano e a Nicola Zamperetti, sono piccoli capolavori di gastronomia classica quanto innovativa. Ci sono anche i dolci di Fabrizio Fiorani, icona della pasticceria moderna.
Giano Bistrot
Giano e L’aperitivo italiano
Qual è stato il feedback di Roma?
Dopo tanti anni credevo che fosse il momento per Roma di avere un luogo così e le mie intuizioni mi hanno dato ragione.
Roma era pronta e noi pronti per lei ed è stato ed è una relazione unica, esclusiva, che ci sta portando tanta gioia e grande soddisfazione professionale.
Dopo più di un anno di festeggiamenti rinviati – così come ha affermato Candice D’Cruz, Vice President di Luxury Brands Marriott International -, tra poco si leveranno in alto i calici all’Otto Rooftop Bar. Oltre il panorama che si godrà da lassù, di cosa si tratta? Ci sveli qualche anteprima da bere?
All’ OTTO Roof Top arriveranno, oltre alla cucina outdoor di Sultano di Crudi, Griglia e la Pizza di Pier Daniele Seu, una selezione di 8 cocktail creati sul concetto di leggerezza (low% abv) utilizzando prodotti quali i Sidri di Live Barrels, gli Slushy daiquiris con Rum Haitiani di Clarin. Chiaramente non mancheranno Aperitivi italiani, grandi Bollicine e Champagne. Vi aspettiamo.
È tutto pronto per festeggiare il Carbonara Day il 6 aprile, una giornata che, come da consuetudine, accende i riflettori su uno dei piatti d’attribuzione romana più noti e apprezzati dai buongustai, sempre in voga e di sicuro appeal popolare e gourmet.
Tante le iniziative, i solidi indirizzi, le interessanti variazioni sul tema “carbonara” e un evento #foodporn su Roma, Napoli e Milano; scopriamoli insieme.
Fa della semplicità e del gusto genuino i suoi punti di forza, la sua popolarità è sconfinata, è uno dei piatti cardine della cucina di Roma, è amata in tutto al mondo, la sua origine è contesa, i suoi ingredienti pochi e di spessore, la scelta della loro qualità, è direttamente proporzionale al gusto. Parliamo della sua Maestà la Carbonara. Pasta, Uovo, Guanciale, Pecorino e Pepe nero. Tutto il resto è “manico” e personalità. Rimane infatti tra i banchi di prova più condivisi e difficili per gli chef, perchè i suoi estimatori, non fanno sconti.
Tante le iniziative per il Carbonara Day che vedrà protagoniste realtà che fanno del mangiare bene la loro cifra stilistica. Nella moltitudine di indirizzi romani, reali o virtuali:
un link con i consigli di Virginia di Falco su dove mangiare la migliore carbonara a Roma, dai mostri sacri alle osterie;
5 tavole romane che la celebrano in versione creativa;
l’iniziativa di Matteo Di Cola di ItalyFoodPorn che, assieme a CarboGang e Golocius hanno unito le forze per celebrare assieme questo inimitabile piatto della tradizione romana.
Churchill e le “Carbonare Special Edition“
In occasione del National Carbonara Day, la “Churchill 1795” ha deciso di rendere omaggio all’iconico piatto romano con un’iniziativa speciale che evidenzia lo stretto legame tra la ricetta e la mise en place, coinvolgendo cinque ristoranti romani che realizzeranno delle “ Carbonare Special Edition” servite nei piatti della nuova collezione primaverile 2022 di Churchill 1795.
Protagonisti dell’iniziativa i ristoranti romaniAqualunae Bistrot, Cuoco e Camicia, Osteria Fratelli Mori, Roberto e Loretta, 53 Untitled.
“Per lanciare la nostra nuova collezione di primavera in Italia e in particolare a Roma, abbiamo pensato di celebrare la carbonara, un piatto simbolo della cucina romana apprezzato in tutto il mondo, la cui festa si tiene proprio agli inizi della stagione primaverile. La carbonara si presta ad essere realizzata in molteplici declinazioni e così per ogni ricetta ideata dagli chef, abbiamo ricercato il piatto Churchill più adatto. dichiara Francesca Tartara, Business Development Manager di Churchill 1795.
Raviolone con cuore di carbonara – Roberto e Loretta –
Paccheri alla Carbonara – Aqualunae Bistrot –
Bottoni di Carbonara – Cuoco e Camicia –
Costolette d’Agnello, guanciale e salsa carbonara – Osteria Fratelli Mori –
il CarboNice – 53 Untitled –
Per il Carbonara Day, lo chef Emanuele Paoloni del ristorante Aqualunae Bistrot realizzerà i Paccheri alla carbonara con spuma di carciofo e caviale di salmone che saranno serviti sul piatto Homespun Accents nella nuova nuance Aquamarine;
un dolce davvero particolare che sarà esaltato dall’iconica forma Walled del piatto della collezione Kintsugi nel nuovo colore Coral.
L’Osteria Fratelli Mori farà per l’occasione le Costolette di agnello avvolte nel guanciale, servite con salsa alla carbonara, cipollotto e asparagi, un secondo piatto che ben si abbina al mood della linea Stonecast Raw nella nuova tonalità Teal;
lo chef Riccardo Loreni di Cuoco e Camicia darà vita a un primo piatto composto da Bottoni di carbonara in vignarola, i colori di questa ricetta saranno messi in risalto dalla linea Kintsugi nel nuovo colore Coral.
Il ristorante Roberto e Loretta servirà nei piatti Stonecast Raw colore Grey il Raviolone con cuore di carbonara fatto con pasta tirata a mano ripiena di crema di pecorino e tuorlo d’uovo di canapa dell’Azienda Agricola Silvia O. completato con crumble di guanciale.
GOLOCIOUS e il Carbonara Day
lo scorso anno la sua festa ha visto decine di milioni di persone che hanno partecipato, a vario titolo e con vari risultati, sui social a cucinare la propria “Pasta alla Carbonara”. Quest’anno potete seguire l’evento di Golocius a Milano, Roma e Napoli e partecipare assieme ai ragazzi di ItalyFoodPorn e Carbogang.
Golocious che nasce dal mondo di Vincenzo Falcone punta sul #foodporn con un motto che non lascia spazio a fraintendimenti: “iniziamo a godere”. Presente a Roma, MilanoNapoli ed in altre piazze lungo tutto lo Stivale (come potete consultare qui), assieme ai ragazzi di ItalyFoodPorn, capitanati da Matteo Di Cola e di Carbogang vi faranno fare faville e carbonare!
Per l’occasione, tra l’altro, verrà anche offerto un menu speciale, al costo di 50 euro per due persone, comprensivo di: 2 tranci di pizza carbonara, 1 frittata alla carbonara, 1 Sbamburger® alla carbonara, 2 rigatoni alla carbonara e 2 soft drink.
Matteo di Cola
Curiosità sulla Carbonara
Pietanza romana che, pur essendo relativamente giovane, vuoi per la bontà genuina di cui ne è caratterizzata, vuoi per l’essere ormai conosciuto in ogni angolo del globo (provare per credere) è un punto fermo del “made in Italy”.
Carbonara che gode di assoluta popolarità e che, come un’autentica star, è portatrice anche di alcuni misteri che ne aumentano l’allure. Sono infatti un paio le maggiori teorie riguardo la sua nascita; una sostiene come la carbonara sia una sorta di evoluzione della “Cacio e pepe” in quanto nata grazie ai carbonari che portavano gli ingredienti principali della ricetta nei propri tascapani. L’altra teoria è che sia nata per mano di uno sconosciuto cuoco il quale, durante la Seconda Guerra Mondiale, utilizzò bacon e uova dei soldati americani per condire la pasta.
Ma i misteri, se così vogliamo chiamarli, non si esauriscono qua poiché è risaputo come sia abituale argomento di scontro nelle nostre cucine l’utilizzo della pancetta o del guanciale. Ad onore del vero nelle prime edizione la carbonara veniva preparata usando sempre e solo la pancetta fino a quando, a metà degli anni ’60, per merito di Luigi Carnacina e Luigi Veronelli, viene usato come migliore alternativa il guanciale. Scelta la loro che viene anche statuita ne “La Grande Cucina”. Ma anche la panna ha destato non poche diatribe; ed anche qua i due mostri sacri della cucina di cui sopra ne contemplano “qualche cucchiaiata, di quella freschissima e molto cremosa”. Panna e carbonara di cui si fece portavoce anche l’illustre Renato Rascel il quale, da romano DOC quale era, si riteneva portatore della tradizione capitolina e quindi aggiungeva anche un po’ di panna.
Uso della panna che anch’esso affonda le radici nel periodo storico in cui nasce la carbonara ovvero nel secondo Dopoguerra quando le uova usate erano spesso in polvere (erano quelle delle razioni americane) e così vi era la necessità di una parte liquida e grassa per dare la giusta consistenza. O forse, e qui arriva un’altra teoria, perché i gastronomi di quel tempo guardavano con ammirazione i colleghi d’Oltralpe la cui cultura vedeva utilizzare di più la panna che noi latini.
Saranno 12 i ristoranti del Portico d’Ottavia protagonisti, dal 6 all’8 aprile, della Prima Edizione del Festival del carciofo romanesco che vuole rilanciare il turismo agroalimentare, coinvolgendo turisti e appassionati del genere attraverso il celebre ortaggio dalla lunga storia, dai mille poteri nutrizionali e dalle innumerevole gustose ricette nate proprio nel Ghetto ebraico di Roma.
Inizia mercoledì 6 aprile alle 11 nel quartiere ebraico di Roma che per tre giorni, fino all’8 aprile, sarà il perfetto palcoscenico della Prima Edizione del Festival del Carciofo Romanesco.
Alimento cardine della dieta mediterranea, base di un corretto stile di vita per preservare la nostra salute partendo dalla prevenzione, da sempre il carciofo è il gran protagonista degli orti del territorio laziale dove viene, ancora oggi, valorizzato e interpretato da cuochi e chef; oltre ad essere un ingrediente fondamentale della tradizione culinaria romana e giudaico-romanesca, che ne ha declinato l’uso in numerose ricette divenute icone gastronomiche.
La manifestazione vuole evidenziare i diversi significati legati a questo ortaggio dai molteplici poteri nutrizionali e simbologie culturali, erede di una lunga storia che giunge in Italia grazie agli Etruschi. Già nel “Naturalis Historia” di Plino e dal “De Re Coquinaria” di Apico, sappiamo infatti che i romani, da bravi buongustai, amassero i carciofi lessati in acqua e vino, o cucinati con il garum.
Carciofi alla romana
Coratella con i carciofi
FESTIVAL DEL CARCIOFO ROMANESCO – Come funziona
“Semo romani, ma romaneschi di più” è lo slogan, mutuato dai versi del cantautore romano Lando Fiorini, volto a rendere il carciofo punto di riferimento del territorio romano.
A distinguere l’iniziativa da altre fiere o sagre sarà proprio il luogo dove si terrà l’evento, il ghetto ebraico di Roma, dove il carciofo ha trovato le sue prime ricette, per poi diventare orgoglio per i romani e attrattiva per i turisti.
Il 6, 7 e 8 aprile ogni giorno, a pranzo e a cena, presso 12 ristoranti del quartiere ebraico aderenti accoglieranno la rassegna gastronomica offrendo un menù speciale tutto a base di carciofo, a 35€.
Ad accompagnare i piatti il vino bianco Fiano di Terre di Petrara. A chiudere la degustazione il gelato al carciofo e al vino creato dal gelatiere di Cocciano Roberto Troiani, tra sperimentazione e creatività.
Il menù è a sorpresa ed ogni ristorante lo proporrà il giorno stesso: tra gli antipasti immancabile il carciofo alla romana e quello alla giudia, poi Carbonara di carciofi, fettuccine cernia e carciofi, abbacchio con i carciofi, coratella con i carciofi, baccalà con i carciofi e chi più ne ha, più ne metta!
Ci saranno anche delle bancarelle che venderanno l’ortaggio. Ci saranno attività collaterali, come ad esempio le lezioni di cucina, dove degli esperti chef mostreranno la realizzazione di ricette revisionate e classiche.
Ad accogliere i visitatori ci saranno due grandi totem a forma di carciofo con la scritta: “La storia è tutta mia, gusto e fantasia, solo qui c’è la magia del carciofo alla giudia”.
L’iniziativa è promossa da Confesercenti Roma e Lazio; sponsorizzata dal Centro Agroalimentare Romano e dalla Camera di Commercio di Roma – AgroCamera; patrocinata dalla Regione Lazio, da ARSIAL – Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio, dall’Assessorato all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti del Comune di Roma, dal I Municipio, con la collaborazione di Coldiretti Lazio.
Carciofo alla Giudia: quando il rilancio dei servizi e della ristorazione passa per l’identità di un piatto
“Sono molto orgoglioso di questa manifestazione, promossa da Confesercenti Roma e Lazio, in quanto credo sia molto importante valorizzare le eccellenze del nostro territorio, i prodotti di qualità e la professionalità degli operatori del settore della ristorazione – sottolinea il Presidente di Confesercenti Roma e Lazio, Valter Giammaria.
Il carciofo romanesco è un prodotto che fa parte della cultura culinaria di Roma e del Lazio ed è giusto che noi, come Associazioni, attraverso questi eventi, facciamo conoscere ai nostri concittadini e ai turisti le materie prime che la nostra regione offre, la loro importanza a livello nutrizionale e il lavoro che gli chef e tutti gli operatori della filiera svolgono ogni giorno per far arrivare sulle nostre tavole queste prelibatezze. Il 1° festival del carciofo romanesco è un punto di partenza per organizzare nella nostra città sempre più eventi di questo genere che legano sempre più i cittadini e il territorio attraverso il cibo. Siamo già al lavoro per organizzare la seconda edizione che non si svolgerà solo in una zona della città, ma coinvolgerà tutto il territorio della Capitale”.
Evidenzia Claudio Pica, Presidente Fiepet Confesercenti Roma e Lazio:
Il 1° Festival del Carciofo Romanesco sarà dunque una grande occasione per riscoprire uno dei prodotti di eccellenza della nostra tradizione gastronomica e far scoprire ai turisti italiani e stranieri il forte legame che esiste tra cibo e cultura identitaria di un popolo; il tutto con uno sfondo d’eccezione, il quartiere Sant’Angelo di Roma con il complesso del Portico d’Ottavia”.
Commenta Angelo Di Porto, Vicepresidente Fiepet Roma:
Il valore aggiunto di questo festival è nel luogo stesso dove si svolge, il quartiere ebraico nel cuore di Roma, laddove le ricette del carciofo alla romana e alla giudia sono nate e si conservano attraverso tradizioni secolari tramandate di generazione in generazione.
Sottolinea l’Assessore Alessandro Onorato:
“Creare un appuntamento che valorizzi la tipicità della cucina romana è fondamentale per sviluppare l’identità di Roma nel mondo. I turisti cercano sempre di più prodotti di qualità tipici della nostra città per vivere un’experience da ricordare”
L’inaugurazione del Festival del Carciofo Romanesco avverrà mercoledì 6 aprile alle ore 11, con la partecipazione delle istituzioni partner e della Presidente del I Municipio Lorenza Bonaccorsi.
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